ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI - Sezione di BORGOSESIA (VC) - Rifugio "IL GIARDINO DI QUARK" (GATTINARA)

Storia di Marvin, un cane del Sud

 
Salve ! Mi chiamo Marvin e sono siciliano; ma in Piemonte ho vissuto i giorni più felici della mia vita, per questo racconto la mia storia proprio a voi,
Quando ero ancora in canile, ogni tanto arrivavano al mio box le volontarie (persone che cercano di alleviare la tristezza inguaribile dei cani abbandonati). Mi spazzolavano,mi parlavano, mi facevano tante foto in tante pose, mi promettevano che mi avrebbero dato una famiglia.
Famiglia era una parola senza senso per me, ma loro sembravano così contente ! Poi, dopo qualche tempo tornavano regolarmente deluse, cioè con la coda tra le gambe, e mi dicevano : “ E’ andata ancora male, Marvin, ci dispiace
tanto ! “ e tra di loro si sussurravano che ero troppo vecchio, perciò la cosa era difficile.
Quale “cosa” fosse, non so; che fossi vecchio lo sapevo bene io: nelle zampe, nei denti, nel mio corpo qualcosa, da qualche parte, non funzionava più come prima.
Vi state chiedendo forse come facessi a capire i loro sentimenti ?
Ah! Non potete immaginare come noi cani leggiamo facilmente ogni vostro atteggiamento con la stessa facilità con cui voi leggete le pagine di un libro.
Inaspettatamente , un giorno la “cosa” doveva essere diventata facile, perché arrivano ridendo, parlando tutte insieme con una voce forte come fosse una campana : “ Ce l’abbiamo fatta, Marvin, ce l’abbiamo fatta!!! “. In tutta quell’ allegria io sentivo tuttavia un filo di tristezza ; ma non ci facevo caso, perché avevano ripreso a spazzolarmi, accarezzarmi, farmi foto con molta più energia ed entusiasmo del solito, o così mi pareva. Ma sempre con quel filino di malinconia.
Ad un tratto arriva anche una sconosciuta che, senza parlare, mi mette un collare un guinzaglio e infine mi obbliga a sistemarmi in una gabbia più piccola del mio box, già piccolo.
Domando e dico: sono scherzi da fare a un povero cane?
Mentre con lo sguardo rimprovero le volontarie, chiedendo nello stesso tempo aiuto alle mie uniche amiche, le porte si chiudono e il cassone comincia a muoversi.
Abituato a essere sballottato da un canile all’altro, avrei tanto desiderato rimanere , ormai vecchio, in un posto familiare, tra persone che mi rispettavano.
Con tutta evidenza non era il mio destino .
Non saprei dire per quanto tempo il cassone ha viaggiato ( si chiama taxi dog, mi hanno detto). Ogni tanto le porte si aprivano per farmi fare pipì, a me e agli altri.
Io ne approfittavo per abbaiare con tutta la mia forza, protestando con grande convinzione, tanto che la donna del cassone diceva: “ Accidenti, se mi rintroni la testa, tu ! ”, ma senza rabbia, bonariamente.
Finalmente, a una successiva fermata le porte si aprono e le gabbie si svuotano. Mentre stavo abbaiando, sperando stavolta in un aiuto; sento una voce che dice : “Quello che abbaia è sicuramente il mio .”. La voce aveva il sorriso dentro e mi è piaciuta subito.
Un po’ frastornato dal viaggio e dalla piccola folla attorno al cassone , scendo anch’io . Tutti tenevano in braccio i miei compagni di viaggio avvolti fino alla punta del naso in copertine di tutti i colori. Non capivo perché, dato che tutti i cani avevano il loro folto pelo come me e c’era un bel sole. Mah! Va a capire la gente: o ti danno tutto, anche il superfluo; o niente, nemmeno il necessario.
Per me niente copertina: peso 30 chili e ho un magnifico pelo.
Di nuovo su un cassone, questa volta con tanti vetri . Allora vedo ciò che non avrei mai potuto immaginare in vita mia. Immobile come una statua, registro tutto ciò che corre veloce, lasciando così entrare in me quel mondo che mi era stato sempre negato di conoscere.
Ogni tanto la voce con il sorriso dice : “ Guarda, sembra ipnotizzato; non avrei mai pensato a un effetto del genere, ma avrei dovuto immaginarlo dopo una vita in cella.”.
Ogni tanto la stessa voce chiede : “ Sei stanco Marvin? “. Un’altra voce risponde :
“ Lo credo bene; ha viaggiato per 1600 chilometri!”.
Io avrei voluto rispondere: “ Stanco ? Come potrei ? Sto incominciando a vivere !”.
Se vogliamo mettere in cifre la mia vita; sono stato 5480 giorni circa in un box ( mi hanno detto), per me un solo giorno sempre uguale: troppi cani e piccole affollate celle sempre chiuse.
Se qualche volta crollava il soffitto in lamiera, potevo vedere un pezzo in alto tutto nero con dei puntini brillanti: era pur sempre una novità.
Di nuovo il cassone si ferma e la voce gentile dice :“ Marvin, sei a casa.”.
Casa per me non vuole dire niente, forse intende canile.
Comunque la seguo nel box, strano box pieno di cose sconosciute eccetto una con quattro zampe e un lucidissimo pelo nero: una femmina,essendomi subito accertato del sesso.
Molto bene, io sono gentilissimo con le femmine
A questo punto mi aspetto che la porta del box si chiuda ; ma no, rimane aperta. Non posso crederci!!! Non smetto più di entrare e uscire come fossi fuori di testa; non mangio nemmeno, bevo soltanto e continuo il mio va e vieni apparentemente insensato.
Intanto la luce era completamente sparita.
Io, immobile nel buio, per la prima volta dopo aver vissuto 16 anni in buchi di vario genere, faccio conoscenza della Notte.
Non potete immaginare che cosa ho vissuto in quei momenti: annusavo, ascoltavo guardavo, gustavo, percepivo con ogni pelo l’aria umida, le vibrazioni, il profumo della notte. Sfiorandomi, un uccello mi ha fatto alzare la testa, così ho visto un grandissima distesa nera con mille lucine appese.
Lei capiva, perché non mi ha obbligato a rientrare se non molto tempo dopo.
Tutto era nuovo e tutto era incredibilmente gioioso: rincorrere la gente abbaiando , sedere davanti al box dominando e controllando il mio regno felice, mangiare tutti insieme nel box e starci al calduccio nelle notti fredde, al mattino dare il benvenuto ai piedi della scala, fare pipì e popò ma non doverci vivere in mezzo.
I momenti super speciali davvero erano quando mi avvicinavo a Lei in cerca di coccole.
Posavo il mio testone sulle sue ginocchia; Lei mi scompigliava ridendo i peli della testa , mi abbracciava forte, forte e diceva : “Ti voglio tanto tanto bene, Marvin. Sei il più bello del mondo per me.”.
Io rispondevo a modo mio: “ Ti voglio tanto tanto bene anch’ io, Lei. Per me sei la più bella del mondo.”.
In seguito, per sfortuna la salute ha preso a darmi dei guai peggiorando sempre di più, finché un giorno sono stato veramente male.
Adesso vivo qui, un po’ disorientato da questo luogo tanto piacevole quanto strano; è un mondo meraviglioso, ma diverso da quello di Rovasenda; non saprei come spiegare .
Mi sento benissimo, forte, energico, pieno di vita come non sono mai stato, quindi il mio primo pensiero è stato di farlo sapere a Lei, che si era tanto preoccupata per me.
Guardandomi attorno con attenzione, l’ho infine vista, seduta al tavolo; allora ho cercato di correre per raggiungerla; ma ne sono stato impedito da qualcosa.
Modestia a parte, sono un cane intelligente, quindi arriverò a capire dov’è l’ostacolo; così potrò correre da Lei per farmi coccolare e Lei mi dirà : “ Ti voglio tanto tanto bene, Marvin, Per me sei il più bello del modo.”. E io le risponderò a modo mio : “ Anch’io ti voglio tanto tanto bene, Lei. Per me sei la più bella del mondo.”.
La storia di Marvin vivente è vera: per sedici anni ha condotto senza colpa una vita di privazioni e solitudine. Altri cani però, hanno sofferto, soffrono vicende ancor più drammatiche, a volte tragiche, e tutto ciò a causa del basso livello culturale e morale della società, il quale ha dato origine al meccanismo perverso del canile come luogo di raccolta dei nostri rifiuti viventi.
Ultima modifica ilMartedì, 15 Novembre 2022 10:44
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